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    Le Civiltà di Civilization IV


    India

    Gandhi
    1869 - 1948

    Asoka
    Imperatore d'India

    STORIA
    Il subcontinente Indiano è la terra di una delle civiltà più antiche e più influenti del mondo. A partire dal 5000 a. C., nella valle dell'Indo cominciarono ad apparire sempre più insediamenti di agricoltori. Intorno al 2600 a. C., alcuni di questi villaggi crebbero fino a diventare centri urbani, costituendo le fondamenta dell'antica civiltà di Harappan, l'equivalente delle civiltà Egizie e Babilonesi contemporanee. Fu proprio in questo periodo che l'Induismo, la religione più antica del mondo, cominciò a prendere forma. In ogni caso, a differenza degli Egiziani e dei Babilonesi, l'imperialismo centralizzato non riuscì a prendere piede in India fino al periodo dei Maurya (325-185 a. C.), quando il primo impero Indiano arrivò a governare buona parte del subcontinente.

    Chandragupta Maurya fu il guerriero che conquistò buona parte del territorio che avrebbe poi formato l'Impero Maurya. Usando gli elefanti da guerra in modo efficiente, egli sconfisse il successore di Alessandro, Seleuco, il sovrano dei possedimenti orientali della Grecia, in Iran e in India. Fu con il nipote di Chandragupta, Asoka (272-232 a. C.), che l'Impero Mauryan raggiunse il suo massimo splendore, arrivando a espandersi lungo l'intero subcontinente, a eccezione della punta meridionale. L'India di Asoka possedeva un elaborato sistema amministrativo ed economico e i commerci fiorirono grazie alla costruzione delle strade. Durante il suo governo, Asoka si convertì al Buddismo e rinunciò alla conquista violenta per vivere secondo i propri principi morali. I suoi insegnamenti etici si possono ancora trovare incisi sui pilastri e sulle facciate rocciose dell'India moderna.

    Un secolo più tardi, la disintegrazione dell'impero Maurya fece nascere diversi regni in conflitto, Gupta e Pajput a nord e Chola, Hoysalas e Pandyas a sud, incapaci di resistere da soli all'imminente ondata islamica. Le prime incursioni Arabe nel subcontinente furono effettuate lungo la costa occidentale e a Sind, durante il settimo e l'ottavo secolo, mentre comunità commerciali musulmane esistevano già da decenni. In ogni caso, il movimento militare permanente dei musulmani nell'India settentrionale risale al tardo dodicesimo secolo e fu condotto dalla dinastia Turca che nacque sulle rovine del califfato Abbaside. La strada verso la conquista fu aperta dal Sultano Mahmud, che condusse più di 20 campagne in India dal 1001 al 1027 d. C. e creò un grande impero, ma dalla vita breve. Nel 1186 d. C., il regno di Mahmud venne distrutto dai Ghurid, che procedettero a conquistare i regni Rajput e crearono un sultanato musulmano a Delhi, da cui una serie di capaci signori turchi governò il nord fino al 1526 d. C.

    Gli stati musulmani furono soppiantati dall'Impero Mogol (1526-1761 d. C.), fondato da Zahir-ud-Din Muhammad Baber (1526-1530 d. C.). Baber era Mongolo, un discendente di quinta generazione di Timur e di quattordicesima generazione di Gengis Khan. In una serie di campagne lampo che cominciarono nel 1511 d. C., sconfisse il Punjab e l'Hindustan. Akbar il Grande (1556-1605 d. C.), suo nipote, continuò la conquista del subcontinente, sconfiggendo il Gujarat, il Bengala e il Rajasthan. Al suo apice, il Regno Mogol disponeva di risorse mai viste nella storia indiana e copriva quasi tutto il subcontinente.

    I secoli XVI e XVII videro anche la nascita e l'espansione di organizzazioni commerciali europee nel subcontinente, basate principalmente sul procacciamento di risorse rare. Nel 1740, i Portoghesi, i Tedeschi, gli Inglesi e i Francesi avevano creato degli insediamenti coloniali, ma con la Guerra dei Sette Anni i possedimenti francesi furono persi a favore della Compagnia delle Indie Orientali Britannica. Il crollo dell'Impero Mogol lasciò un vuoto di potere che la Compagnia delle Indie Orientali si affrettò a riempire. Nonostante inizialmente possedessero soltanto una manciata di basi commerciali, l'Inghilterra ottenne presto il controllo della ricca provincia del Bengala e da qui continuò la sua espansione territoriale. Diversi avventurieri dell'esercito, schierando un misto di pochi soldati Britannici e di indigeni Indiani, vinsero una serie impressionante di battaglie contro i Mogol in declino e diversi principi di stati indipendenti, come Mysore, Rajputana e la Confederazione Maratha. Nel 1850, l'intero subcontinente era controllato dall'Inghilterra, direttamente o attraverso alleanze. I venticinque anni che seguirono l'aspra rivolta indiana del 1857-1859, che trasferì il governo della Compagnia delle Indie Orientali alla corona Britannica, terminarono con la nascita di agitazioni nazionaliste.

    Il Congresso Nazionale Indiano tenne la sua prima assemblea nel dicembre 1885 a Bombay, mentre truppe indiane stavano combattendo in Birmania sotto la bandiera inglese. Mohandas Gandhi (1869-1948), in seguito conosciuto come Mahatma ("di animo nobile"), fu riconosciuto in tutta l'India come il leader spirituale del movimento nazionale per l'indipendenza. Il massacro di Jallianwala Bagh (1919) trasformò milioni di moderati Indiani da pazienti e leali sostenitori degli Inglesi in ferventi nazionalisti. Gli ultimi anni di dominio Inglese furono turbati da un conflitto indù-musulmano sempre più violento e da un'intensa opposizione contro il dominio straniero. Nel luglio del 1947, il Parlamento britannico approvò l'Atto d'Indipendenza Indiano, ordinando la demarcazione dei domini dell'India e del Pakistan a partire dalla mezzanotte del 14 agosto 1947 e dividendo nel giro di un mese i beni della più grande e più ricca colonia della storia. L'India di oggi è la più grande democrazia del mondo, con una popolazione stimata oltre il miliardo e, nonostante la diffusa povertà, viene considerata una delle maggiori potenze in crescita.



     

     


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