 Bismark Cancelliere dell'Impero tedesco |
 Federico Re di Prussia |
STORIA
Le Guerre Galliche di Giulio Cesare portarono le tribù Germaniche sotto i riflettori della storia. Malgrado i tentativi di
Roma di affermare un'egemonia su entrambe le rive del Reno fossero continuati per decenni, alla fine la frontiera si
stabilizzò lungo i fiumi Reno e Danubio. A quel tempo, la cultura Germanica si estendeva dalla Scandinavia fino ai Carpazi.
Malgrado fosse pesantemente fortificata, la frontiera non fu mai una barriera per il commercio o la cultura. Nel corso del IV
e del V secolo, la paura degli Unni da parte dei Germanici richiamò molte tribù all'interno dei confini dell'Impero Romano e
i Romani, indeboliti, non riuscirono a contenerle. L'Impero Romano d'Oriente sopravvisse a questa crisi e durò per altri
mille anni, ma il popolo Germanico rivendicò il proprio regno indipendente a ovest.
Tra le varie tribù Germaniche che invasero l'Impero Romano, i Franchi ottennero i maggiori successi. I re Merovingi e i loro
successori Carolingi portarono sotto il controllo Franco gran parte di quella che sarebbe stata in seguito la Germania, ma
gli incessanti attacchi da parte dei Danesi, dei Saraceni (Musulmani) e dei Magiari, nel IX e nel X secolo, indebolirono la
coesione del regno. Gli stessi Carolingi non furono in grado di fornire una difesa efficace all'Impero e questo fu la causa
della nascita, in quasi tutti i territori Germanici, di potenti discendenze di margravi, conti e governatori ereditari, i cui
intrighi e guerre si interruppero solo per poco dopo l'ascesa di forti imperatori come Federico Barbarossa (1155-1190). La
successiva storia della Germania consiste, malgrado l'importanza del ruolo centrale del Sacro Romano Impero, in ascese e
cadute di principati in lotta. Ci sarebbero voluti mille anni prima che la Germania si unificasse nuovamente sotto un singolo
sovrano.
Delle centinaia di stati che sorsero in Germania, fu il regno di Prussia l'unico che riuscì a riunirli insieme. Iniziato come
piccolo ducato sulle coste del Mar Baltico, i governatori di Prussia accumularono gradualmente sempre maggiore territorio,
grazie a una combinazione di conquiste e matrimoni strategici. Re Federico Guglielmo I (1713-1740) addestrò l'esercito
Prussiano fino a farlo divenire uno dei migliori d'Europa e suo figlio Federico II (1740-1786), anche noto come Federico il
Grande, ottenne una serie di vittorie militari contro i grandi regni di Austria e Russia. Federico era anche noto come
patrono delle arti e la sua corte attirò da tutta l'Europa intellettuali del calibro di Voltaire. Regnando come un despota
illuminato, Federico era altrettanto abile nel respingere le invasioni Russe e nel suonare il flauto.
Dopo l'umiliazione e la sconfitta nelle guerre della Rivoluzione Francese e in quelle Napoleoniche, la Prussia riuscì a
riprendersi e a riorganizzarsi. Preoccupato dalle insurrezioni popolari avvenute in Germania durante la rivoluzioni del 1848,
Guglielmo I di Prussia (1861-1888) pensò di abdicare a favore di suo figlio, la cui visione politica era ritenuta vicina a
quella dell'opposizione liberale. In ogni caso, fu persuaso a prendere in considerazione la formazione di un nuovo governo
guidato da Otto von Bismarck, l'ambasciatore prussiano a Parigi. Nel settembre 1862, l'Europa sussultò alla notizia
riguardante la nomina di primo ministro di Prussia di uno statista con una reputazione di conservatorismo, nazionalismo e
[realpolitik]. Bismark si dimostrò uno stratega provetto e il nuovo Impero Tedesco fu proclamato nel gennaio 1871, dopo tre
guerre brevi e decisive contro la Danimarca, l'Austria e la Francia: nell'arco di un decennio, Bismarck aveva unificato la
Germania o, per meglio dire, la Prussia l'aveva conquistata.
Lo stesso nazionalismo che portò all'unità sarebbe stato la causa del disastro. Ignorando l'accurata diplomazia che aveva
isolato gli avversari della Prussia in tutte le guerre di Bismark, la Germania si schierò nella Prima Guerra Mondiale contro
la coalizione di Inghilterra, Francia e Russia. Nonostante i successi iniziali, la guerra si trasformò presto in una
situazione di stallo che la Germania non poteva vincere, specialmente dopo che gli Stati Uniti entrarono in guerra al fianco
degli Alleati, nel 1917. Messa in crisi da una pace forzosa imposta dagli Alleati occidentali in seguito alla Prima Guerra
Mondiale, il crollo dell'economia mondiale che iniziò nel 1929 si rivelò il catalizzatore dell'estremismo politico. Pur su
sponde contrapposte, durante il decennio successivo i nazisti e i comunisti riuscirono a far leva sui risentimenti politici
ed economici provocati dalla sconfitta e dalla depressione. Quando Hitler divenne cancelliere nel gennaio del 1933, l'evento
non fu dovuto al supporto popolare ma come risultato di un sanguinoso intrigo politico.
La Seconda Guerra Mondiale è chiamata in modo appropriato "Guerra di Hitler". Condotta con formazioni di panzer che si
avvalevano di tattiche rivoluzionarie, Hitler fu vicino a raggiungere il suo obiettivo di affermare l'egemonia tedesca in
Europa. Tuttavia, la svolta della guerra si ebbe con la decisione di Hitler di inviare i suoi panzer nella Russia sovietica.
Anche se alla fine del 1942 una vittoria definitiva della Germania sembrava ancora possibile, nell'estate del 1945 il Terzo
Reich era in ginocchio. Come conseguenza della fine della Seconda Guerra Mondiale e la successiva Guerra Fredda, la Germania
venne divisa in due zone di occupazione militare. Mentre sotto il dominio sovietico la Germania dell'Est patì delle
sofferenze e si impoverì, il recupero della Germania dell'Ovest dalle rovine in ambito economico e politico della fine della
Seconda Guerra Mondiale fu di proporzioni tali da diventare una moderna leggenda. La veloce e inaspettata caduta dell'ordine
sovietico in Europa portò a un patto di unificazione, ratificato dal Bundestag della Germania dell'Ovest e dalla Camera del
Popolo della Germania dell'Est, nel settembre del 1990. Dopo 45 anni di divisione, la Germania era di nuovo una nazione
unita. La Germania di oggi è una delle potenze economiche mondiali e uno dei maggiori esponenti dell'Unione Europea.
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